Nato come una sentita, intensa riflessione in tempo di pandemia da coronavirus, è una analisi carica di spunti, un saggio selezionato tra i finalisti della sezione “Saggio Filosofico Inedito” al Premio Nazionale di Filosofia 2021
Siamo un arcipelago di esperienze e di emozioni.
Questo momento, divenuto storico a causa della improvvisa esplosione di un virus sconosciuto e letale che ha colpito l’umanità in maniera globale, ha dato spazio ad emozioni nuove ed inimmaginate, che richiedono la necessità di una resa dei conti dinanzi a queste recenti oppressioni che fanno emergere il desiderio della riconquista di sé e del riavvio del cammino interdetto. Non per trovare il tempo e lo spazio perduti, bensì per riassaporare il tempo e lo spazio a cui appartenevamo e che ci sono stati sottratti, anche perché ce li siamo lasciati carpire dal sopravvenire di questo evento imprevedibile o li abbiamo desertificati sentendoci vittima di un evento dalle dimensioni imprevedibili.
È questo un momento scoraggiante che ci trascina fuori dal mondo fino a poco prima vissuto, per fare i conti con quello attuale, dal quale dobbiamo necessariamente scrollarci, lasciando che si possa intravedere l’oltre. Un oltre che non va inteso come risarcimento per il dolore e il torto patiti.
L’unico appiglio può essere la speranza? La speranza di una ripresa? Di una rinascita? Di un nuovo inizio? O, al contrario, non rimane che lasciarci travolgere dal fatalismo, dal nichilismo?
Sopraffatti da questi eventi pandemici, arranchiamo alla ricerca di una via d’uscita, nella speranza di una ripartenza, oppure ci abbandoniamo in balia di eventi non più controllabili.
La soluzione? Se è vero che la speranza da sola non può ripagare il dolore e l’ingiustizia, non si può pensare di avere ragione della storia vendicandosene, bensì distaccandosene.
Ereditare la speranza ripartendo da essa, può essere una strada praticabile a patto che significhi accettare di ereditare la sconfitta per trasformarla in una svolta.
Avvinti in questa lotta, appare tutta la nostra disperazione dinanzi al pericolo di finire la nostra esistenza troppo presto, o comunque prima di quanto noi vorremmo. Ci scopriamo impauriti, angosciati, affannati alla ricerca della soluzione, quasi vergognandoci di ammettere la più puerile, eppure realistica, verità: chiediamo alla vita di vivere, di vivere quanto più a lungo possibile, intimoriti dinanzi all’idea di ammettere questa nostra debolezza: di essere “schiavi della vita”.

Come un arcipelago di maschere…
Nato come una sentita, intensa riflessione in tempo di pandemia da coronavirus, è una analisi carica di spunti, un saggio selezionato tra i finalisti della sezione “Saggio Filosofico Inedito” al Premio Nazionale di Filosofia 2021
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